In alcune culture si ritiene che sapere e pronunciare il nome di una persona equivalga ad evocare la sua forza. Anche attribuire il titolo ad un libro è importante, e quello scelto da Lu Ragos, Due e 10, è stato per me motivo di curiosità e fonte di ispirazione. Estrapolato da un brano, rappresenta un orario ma i numeri in esso contenuti recano con sé anche il loro significato simbolico, meritevole di alcune considerazioni.
DUE - infatti - rappresenta la terra, la dualità, l'opposizione, il conflitto, l'ambivalenza, lo sdoppiamento, ma anche la riflessione.
10 - invece, è il numero più sacro della tradizione pitagorica. La decade, la cosiddetta tetraktys, è considerata come il simbolo della creazione universale, su cui gli adepti facevano giuramento. Rappresenta la totalità, il compimento, il ritorno all'unità dopo avere appreso le lezioni dei primi nove numeri.
Anche il sottotitolo mi ha suscitato un'ulteriore riflessione: 89 storie amorose o meglio, 88 più una, la prefazione. L’otto nella simbologia della creazione assume il significato dell’ottavo giorno, quello della resurrezione, tutto ricomincia e, in tal senso, annuncia una nuova era. L'8 poi si concretizza nella figura geometrica dell’ottagono da intendersi come via di mezzo tra il quadrato e il cerchio che simboleggiano rispettivamente la terra ed il cielo. E questa “spinta” verso l’alto, il passaggio cioè dalla materia allo spirito, è visibile nella sua forma grafica: tanto che, se posto orizzontalmente, l'8 assume l’aspetto del simbolo dell’infinito ovverosia come vorremmo fosse l'amore.
Oltre alle considerazioni legate alla simbologia dei numeri, ho trovato DUE e 10 un libro davvero originale in cui diverse storie sono al maschile e i bambini sono creature consapevoli. Lu Ragos scrive senza fronzoli, il significato è univoco, non ci possono essere fraintendimenti. In alcuni passaggi le sue parole sono come “suadenti” sciabolate che mi ricordano le pennellate di Giovanni Boldini. Penso al quadro della marchesa Casati e al suo abito da sera, alla “divina in blu”, o al ritratto di Marthe Lucile Bibesco.
Pitagora stimava le donne e non aderendo allo stereotipo che le voleva incolte e subalterne, le accoglieva nella sua scuola, ritenendole dotate di ottima intuizione e di spirito contemplativo. Diceva “Onore dunque alla Donna in terra e in cielo. La singola donna ci fa comprendere la Natura, questa grande Donna totale...". Ecco, se il filosofo di Samo ci fosse ancora, Lu Ragos farebbe parte della sua scuola. Ne sono certa.
Scendi dall’arco e sali sulla freccia, devi volare così come devi entrare nell’acqua e scendere lungo il fiume, diventare fiume. Vivere non è altro che scorrere, fluire, andare…