Lacerti narrativi e brani sincopati sono diluiti come in una pozione magica, nelle brevi storie amorose, ben ottantanove, di Lu Ragos dal titolo Due e 10 (Cattedrale, Ancona 2009). E’ questo il suo primo libro composito, dopo vari racconti apparsi su riviste letterarie. L’autrice ci propone, sin dalle prime righe, una narrativa fluida, accecante, in cui sembra che tutto quello che deve accadere sia legato ad un destino necessario, già stabilito, e in fin dei conti severo. Sono le sensazioni subitanee che guizzano come acqua sorgiva in queste pagine che registrano le vicende e le fanno apparire impresse in una carta velina. Niente è pertanto nascosto, niente è falso, niente è architettato. Lu Ragos dà l'idea di andare incontro al mondo a braccia aperte ("E' accaduto all'istante, dentro una cornice grande, il tuo volto grande; quel mondo nuovo sotto le sopracciglia, ho sentito un bene che nemmeno ricordavo esistesse, così tiepido e pieno. Così grande, tutto per te"). Il percorso narrativo è sbizzarrito su più piani: si va da pensieri sparsi, estemporanei, a dialoghi franchi. a moniti rivendicati, a impressioni dense, a commenti trascinanti. L'universo di Lu Ragos è attraversato da una ferialità popolata di persone che “parlano” specialmente con la loro interiorità, alla scoperta di un io sfuggente... I fatti, in Due e 10, sono secondari rispetto alla rapidità della sensazione e alla naturale "dialogicità affettiva". Il ritmo narrativo segna il battito cardiaco all’unisono con un cuore demiurgo, con una ricostruzione/congiunzione di suoni. Il movimento umano magnifica le circostanze e diventa metafora, responsabilità dei sentimenti stessi. Come quando la scrittrice afferma: "E mi sembra che le sue dita non siano altro che il prolungamento di un desiderio latente; forse la sua ragione non ha saputo cosa fosse l’amore, ma le sue mani di sicuro lo sanno". Mani che accarezzano, mani che consolano in un afflato tenero, commovente. 0 ancora, la "freccia d'amore", la si può afferrare in frasi come: "Mancava la tua furia, la tregua, la pace, la lotta svelata dal sudore freddo e mortale dell'atto d'amore, la brama di fronte all'arroganza della solitudine...". Perché in effetti questo libro stringe nel desiderio anche il non compimento sentimentale, anche le ombre del passato. Ma nulla è demistificato e macchinoso, piuttosto propriamente risolto nella purezza.
Alessandro Moscè
Scendi dall’arco e sali sulla freccia, devi volare così come devi entrare nell’acqua e scendere lungo il fiume, diventare fiume. Vivere non è altro che scorrere, fluire, andare…